Successo per la mostra “Quattro per Cinque” tra luce, materia e identità siciliana

Enza Palumbo – Opera: Farfalla su girasole Punta secca cm 23 x 30 – anno 2025
Nella suggestiva cornice della Galleria Operà – Art Gallery and Events di Acireale, diretta da Edoardo Scarabelli, si è inaugurata lo scorso 4 ottobre la mostra “Quattro per Cinque”, un evento che ha saputo intrecciare la forza della ricerca artistica contemporanea con la memoria del grande Novecento pittorico italiano.
L’esposizione, ospitata in uno spazio di rara eleganza architettonica – con tetti a volta, dettagli in pietra lavica e un’atmosfera sospesa tra storia e innovazione – ha offerto ai visitatori un percorso emozionale tra luce,
materia e identità siciliana.
Operà, nel cuore del centro storico acese, è oggi un punto di riferimento per l’arte contemporanea in Sicilia: un luogo dinamico che ospita mostre, incontri con artisti, laboratori creativi e conversazioni culturali, in un continuo dialogo con la città e il territorio.
Protagoniste della rassegna, Adele Castro, Elisa Marchese, Enza Palumbo e Lucia Mignosa: quattro artiste accomunate da un linguaggio personale, in cui il gesto artistico diventa indagine interiore e racconto del sentire umano.
Castro incanta con la sua capacità di catturare la magia della natura morta, fondendo luci e ombre in una danza armonica di colori e forme.
Marchese, modellatrice d’argilla, dona vita a sculture zoomorfe dove la materia diviene simbolo di energia e sacralità.
Palumbo, con la sua esperienza nella grafica d’arte, costruisce trame e segni che evocano un lirismo espressionista, in equilibrio tra figura e natura.
Mignosa, infine, restituisce con intensità le dinamiche dei sentimenti, esplorando la fisicità e la spiritualità del colore in movimento.
Accanto alle nuove voci della scena contemporanea, la Galleria Operà accoglie una mostra permanente che omaggia i maestri del Novecento e gli artisti contemporanei che hanno segnato la ricerca visiva italiana e siciliana.
Tra questi spiccano Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Salvatore Fiume, Elio Romano, Domenico Cantatore e Jean Calogero, autori che hanno raccontato il Mediterraneo e la sua luce, in una tensione costante tra realismo e poesia.
Accanto a loro, autori come Franz Borghese, Athos Faccincani, Alberto Sughi, Franco Azzinari, Lucio Del Pezzo, Mario Schifano e Meloniski da Villacidro testimoniano l’eredità viva del secolo breve, tra gestualità, sperimentazione e colore.
La galleria ospita inoltre Gianni Moramarco, con le sue sculture luminose 3D dedicate alla Sicilia – vere sinfonie di luce che uniscono tecnologia e memoria – e Pietro Alessandro Trovato, Antonio Sciacca e Giuseppe Sciacca, interpreti di una pittura che coniuga radici e innovazione.
Come sottolinea il direttore Edoardo Scarabelli, figlio d’arte e testimone di una lunga tradizione familiare nel mondo dell’arte, “la Galleria Operà nasce come spazio aperto al dialogo, dove l’arte in tutte le sue forme si connette con la città e con le persone. La bellezza non è solo contemplazione, ma partecipazione e crescita collettiva”.
Una visione che prosegue nel segno del padre Salvatore Scarabelli, da oltre cinquant’anni protagonista del panorama artistico nazionale, promotore instancabile di cultura e mecenatismo.
La mostra “Quattro per Cinque”, visitabile fino all’11 ottobre, ha rappresentato dunque non solo un evento espositivo, ma un ponte generazionale fra linguaggi artistici.
… Un dialogo tra maestri e nuove voci, tra la memoria del Novecento e la creatività del presente!
Come ricordava Guttuso, “l’arte non è mai un’isola, ma un ponte tra ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare”. In tutto ciò, la Galleria Operà continua a essere quel ponte, sospeso tra passato e futuro, dove la luce della Sicilia incontra la forza universale della bellezza.

Mostra Quattro per Cinque – Galleria Operà. Da Sx. Il Maestro Giuseppe Sciacca – Lucia Mignosa – Enza Palumbo – Adele Castro – Elisa Marchese.
Le voci della critica: quattro sguardi per quattro artiste
L’arte è dialogo, tensione, svelamento. E nella mostra “Quattro per Cinque” le opere esposte diventano altrettante testimonianze visive in cui la materia si fa linguaggio e la forma si trasforma in emozione.
A restituirne la lettura interpretativa, quattro critici d’arte che – con sensibilità e rigore – hanno tracciato un profilo preciso delle autrici protagoniste: Adele Castro, Elisa Marchese, Enza Palumbo e Lucia Mignosa.
Adele Castro – Il respiro silenzioso della luce
Testo critico di Amedeo Fusco e Rosario Sprovieri
Adele Castro affida alla pittura la dimensione sospesa del silenzio. Nei suoi oli su tela – come Il Camaleonte – la staticità delle nature morte si apre a un ritmo segreto di vibrazioni e attese.
Fusco e Sprovieri ne sottolineano la capacità di trasformare il quotidiano in poesia visiva, rendendo ogni oggetto un simbolo del tempo e della memoria.
“La sua natura morta è una composizione poetica, dove le parole sono affidate alla luce e ai colori di cose e oggetti disposti con sapienza, nello spazio delimitato del supporto. I dipinti della Castro sono sempre connotati dai vari elementi, e luci e ombre che costituiscono una visione armonica ben dosata, sia sotto il profilo delle forme ritratte, sia sotto il profilo della gamma dei colori che ella plasma con maestria; le sue gesta ci inducono a pensare ai maestri del passato, la sua pittura contiene la conoscenza della materia, la consapevolezza di un mondo pittorico che è narrato nella storia dell’arte. I suoi frame sono tagli e inquadrature consapevoli.”
L’artista, dunque, non descrive ma interpreta la quiete, restituendo – attraverso luci e ombre – una delicatezza che trascende la materia stessa.
Elisa Marchese – La forza archetipica della materia
Testo critico di Giuseppe Milone
Nelle opere di Elisa Marchese, la creta diventa strumento di spiritualità. Con Il Gallo Bianco e le sue figure zoomorfe – rinoceronti, coccodrilli, libellule – la scultrice plasma forme primordiali, capaci di raccontare la forza vitale della natura.
Giuseppe Milone evidenzia come l’artista, superando la gravità del materiale, riesca a infondergli respiro e presenza, creando archetipi che oscillano tra sacralità e potenza ancestrale.
Più che bestie sono infatti archetipi provvisti di una loro anima. Intendono esprimere non solo la loro forza ma anche quella generale ed unica della natura. Così a guardarli ci mettono in contatto con le nostre radici più profonde. È da ciò che nasce grande fascino e sacralità.
Marchese costruisce, così, un linguaggio scultoreo che unisce l’essenza del gesto artigianale alla riflessione simbolica: la creta si fa testimonianza del divino nel terrestre.
Enza Palumbo – La grafia dell’anima e della natura
Testo critico di Giuseppe Sciacca
In Farfalla su girasole, Enza Palumbo indaga il segno come linguaggio dell’anima. Le sue incisioni a punta secca sono racconti di luce e ombra, in cui la forza del tratto grafico genera ritmo e tensione.
Giuseppe Sciacca riconosce nella sua opera un percorso di maturazione espressionista, dove la figurazione si carica di valore simbolico.
La forza del segno è la prima cosa che colpisce l’occhio dell’osservatore. Le trame grafiche sembrano derivare da un velluto morbido che solo la punta secca riesce a dare. Nello specifico: “La caratterizzazione del segno la inserisce nella figurazione espressionistica, le trame grafiche sembrano pervase da un velluto morbido che solo la punta secca riesce a dare.”
Palumbo intreccia così Figura e Natura, in una sequenza di fotogrammi visivi che diventano diario interiore. La sua arte è una scrittura del sentire, una grafia che parla di metamorfosi e di consapevolezza.
Lucia Mignosa – Colore, emozione e fisica del sentimento
Testo critico di Margherita Porrovecchio
Con Due Bagnanti, Lucia Mignosa compie un viaggio dentro l’energia della vita. Il corpo e l’anima si fondono in una danza cromatica che evoca la materia quantistica del sentire umano.
Margherita Porrovecchio descrive la sua pittura come una continua sperimentazione tra equilibrio e caos, tra fisicità e intuizione.
“Cercando situazioni difficili da gestire per rendere stimolante il processo pittorico, i colori si accendono, si anneriscono, si mischiano, dando spessore alla profondità delle cose scavando nell’anima della figura, per dinamizzare le espressioni di ogni suo sentimento, fatto energia, velocità, lentezza, colore, incisione.”
L’artista concepisce la tela come campo di forze emotive, dove la pittura non imita ma restituisce la vibrazione della vita. È un linguaggio in trasformazione, come la materia che la ispira: istinto e pensiero si fondono in un continuo divenire.
Conclusione – Quattro sguardi, un’unica sinfonia
Attraverso queste voci critiche, la mostra “Quattro per Cinque” si rivela non solo come esposizione collettiva, ma come dialogo di sensibilità, dove ogni artista diventa eco e specchio dell’altra.
La forza della luce di Castro, la sacralità della materia di Marchese, la grafia interiore di Palumbo e la fisica emotiva di Mignosa compongono un mosaico che racconta il tempo presente.
In questo intreccio di linguaggi e visioni, la Galleria Operà di Edoardo Scarabelli si conferma laboratorio d’arte viva, luogo di confronto e custode della bellezza.
Come direbbe Amedeo Fusco: “L’arte è ciò che resta quando il rumore tace.”
Luisa Trovato