“E’ il Barocco a creare quell’impareggiabile bellezza, quella inaudita musica di ricci, di volute, di adagi e forti, di vuoti e pieni, degna di Mozart”. (Vincenzo Cunsolo)
Il termine barocco deriva dallo spagnolo barrueco che indicava una perla scaramazza e irregolare: nato con accezione negativa, che caratterizzava tutto ciò che era “strano”, bizzarro e lontano dai canoni estetici classici, la parola barocco assunse poi una valenza universale, che indicava tutta l’arte materiale ed immateriale come la musica e la poesia tra il Seicento e il Settecento. Niente può spiegare meglio l’architettura catanese visibile ancora oggi, che uno stile di forme ricche di contrasti ed esuberanti, “ che avvolge tutto con le sue linee morbide, rotonde, materne”.
Ti accompagna e non ti annoia, e ti parla, sì ti parla, di ciò che ha visto, ed ha vissuto.
Nella seconda metà del XVII sec. si verificarono due eventi catastrofici: l’eruzione del 1669 e il terremoto del 1693, che distrussero buona parte della città e dei luoghi limitrofi.
All’epoca, il barocco siciliano era al suo culmine, e fu quello lo stile della ricostruzione.
Ciò che ci è giunto fin qui, Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco, è testimonianza di come si possa creare qualcosa di ricco e bello da una tragedia di enorme portata. L’opera di ricostruzione fu realizzata seguendo il piano regolatore ideato da Giuseppe Lanza, Duca di Camastra, che prevedeva “vie rette e larghe” intervallate da piazze facilmente raggiungibili in caso di sisma.
Fu riutilizzato lo stesso sito per sfruttare le fortificazioni non danneggiate e alla città fu dato un volto tutto barocco, i cui protagonisti furono la fantasia degli scalpellini locali e una schiera di architetti. Primo tra questi l’abate Giovan Battista Vaccarini – allievo del Bernini, nominato architetto di Città nel 1730 – che unì l’accademismo romano e la libertà della tradizione.
Lo seguirono il suo allievo Giuseppe Palazzotto, Francesco Battaglia che invece approdò a uno stile più sobrio e di grande compostezza formale, e Carmelo Battaglia Santangelo, testimone del trascolorare del fastigio barocco.
Innumerevoli sono gli edifici laici e religiosi che ancora oggi si possono ammirare, tanto da rendere possibile un vero e proprio “percorso barocco” tra le vie della città; indubbiamente il culmine artistico è raggiunto in via Crociferi dalla Chiesa di S. Giuliano, mirabile capolavoro di architettura settecentesca religiosa, con la sua facciata curvilinea, a pianta ellittica di tipo borrominiano.
Sempre in via Crociferi, il Convento benedettino di S. Nicolò è il pezzo più pregiato della collezione barocca catanese. La monumentale costruzione offre sulla parte frontale grosse lesene a bugnato a chiusura di balconi incorniciati da esuberanti mensoloni di raffigurazioni grottesche1.

1 – Monastero di San Nicolò l’Arena – particolari della produzione artistica

Palazzo Biscari, è il gioiello della architettura laica settecentesca. Di mirabile fattura coi i suoi fregi esterni, a correre per i 160 metri della cortina di mura cinquecentesche sulla marina, serba all’interno l’incantevole salone delle feste, con una scala deliziosamente rococò2.
2 – esempio rococò, scala presente all’interno di Palazzo Biscari
Barocco non è solo Catania, ma la Sicilia intera. In tutta l’Isola infatti, si possono ammirare architetture ideate dai maggiori artisti dell’epoca, quasi tutti formatisi a Roma: da Palermo a Messina, fino ad arrivare alla Val di Noto – anch’essa devastata dal terremoto del 1693 – e ai piccoli paesi della provincia etnea, tutto parla di barocco. Che non era soltanto quello “preso in prestito” da Napoli e Roma. Perché con il passare degli anni le maestranze adattarono i loro progetti a bisogni e tradizioni locali, tanto che il loro uso di risorse e sfruttamento dei siti era spesso follemente creativo.
C’è quindi un barocco dei colori, il bianco e nero, la pietra lavica e la pietra chiara di Comiso che si alterna all’intonaco grigio ricavato dalla lava o ai portali e alle cornici, che restituisce un risultato di enorme eleganza e bellezza.