Vi siete mai fermati a pensare se esiste una macchina del tempo? Ebbene sì, esiste! È perfino in grado di trasportare chiunque voglia in un impensabile mondo alternativo, magari da godersi comodamente sul grande schermo. La macchina di cui si parla è incorporata nella tradizionale “Settima Arte”, identificata in una creatura ed intelaiatura fantastica, denominata “Cinema”.
L’associazione “Polena”, a tal proposito, dagli studi approntati, ha orientato una precipua attenzione ad un aspetto formativo che si pone alla base della cultura dei media e del Cinema.
Dall’ottocentesco dagherrotipo, ovvero dalla sperimentazione di una macchina fotografica, nel tempo si giunge ad una evoluzione esibita al pubblico da Auguste e Louis Lumière. Gli inventori francesi, partendo dall’idea di produrre immagini in movimento, si adoperano per realizzare tecniche di proiezioni, tramite un sistema di fabbricazione di lastre fotografiche. Il prototipo da ripresa, per l’occasione, viene chiamato “Cinématographe”. Si tratta di un congegno azionabile tramite apposita manovella, che consente lo scorrimento di una pellicola perforata, anche di notevole lunghezza. È possibile effettuare riprese senza interruzioni. Il debutto di questo marchingegno, che riproduce la realtà in maniera originale, si celebra il 28 Dicembre 1895, al Grand Café al n. 14 del Boulevard des Capucines à Paris. Questo inaspettato esordio non era di certo la risultanza di un progetto legato al mondo dell’intrattenimento e dello spettacolo, tipico in quel periodo dell’universo “Teatro”; bensì è l’esito di un fermento che sfiora il pensare positivista del tempo, del brulicare della ricerca scientifica e della contingente volontà di affermare innovative tecniche, per raggiungere la perfezione della riproduzione estetica delle visive movenze di vita.

In verità, il Cinema con le sue strumentazioni e pellicole era, sin dagli esordi, in grado di far riavvolgere e tornare al punto di partenza la pellicola, facendo rivivere una nuova visione esperienziale del girato; od ancora come vera “macchina del tempo”, il Cinema può rappresentare un sistema per replicare le realtà storiche trascorse, contingenti o future. Il Cinema è, in ogni caso, un mezzo dalle stupefacenti qualità, declinabile nelle molteplicità delle azioni ideate, siano esse finalizzate a documentare, che dedicate alla riproduzione di una recitazione verosimigliante al reale e quotidiano vivere.
Da tutto ciò, si evince che l’arte ha bisogno di supporti per potersi estrinsecare ed esprimersi al meglio! Ogni Arte, infatti, ha necessità di specifici supporti; il poetare e lo scrivere necessitano di carta e penna o altro dispositivo odierno, unitamente all’invenzione intellettiva; anche la pittura e scultura per concretizzarsi necessitano di specifici supporti, ad esempio, la tela o il marmo o roccia calcarea, e così via! In particolare, poi, la fotografia, esperienza interpretativa della realtà, unitamente al Cinema necessitano di supporti che si articolano con le invenzioni di strumenti confacenti alla riproduzione fedele del reale; dunque, l’arte va a braccetto con supporti anche di natura tecnologica e si serve della tecnologia per affermarsi e riprodursi. Entrando nel merito del mondo “Cinema”, non è errato definirlo con l’espressione: “laboratorio creativo”, per la prodiga versatilità usata nell’interpretazione dei rapporti umani. Dentro questo contenitore si spazia nell’esegesi di una reiterativa e nascente filosofia ermeneutica. I quadri o meglio le inquadrature del vivere si riproducono per diventare mostra del quotidiano, per documentare comunque e sempre la vita, il paesaggio naturale ed antropico o chimerico. Si registrano le verità ed il verosimile, a seconda del filone da esplicitare, sia scientifico – sociologico o racconto fantastico e frutto d’invenzione. Così si afferma che può riprodursi un’immagine reale che, al tempo stesso, collima con un evento di finzione! Il Cinema rappresenta, poi, un’Arte che ingloba e diventa medium per narrare anche le altre Arti. Con l’imporsi del settore cinematografico, si specializzano e si codificano i linguaggi, per conferire forma all’arte rappresentativa a vocazione cinematografica. Ogni scena di un “girato filmico” prevede la somma di diverse componenti, ad esempio, si cita la sceneggiatura e la scenografia e nel montaggio: il rapporto suono – immagine.

Le produzioni cinematografiche, nel tempo e in ogni latitudine e visione di massa, si moltiplicano ed il medium che meglio veicola l’ingente presenza filmica è la televisione od altro dispositivo ah hoc, tramite l’offerta puntuale e pianificata di palinsesti.
Le nuove frontiere del Cinema si trovano, ora, catapultate nella contemporaneità. Come nelle fasi d’avvio della “Settima Arte”, con gli inventori francesi Lumière, si vive allo stesso modo quel fermento che conduce alla declinazione di un neo turbinio di idee. Esse si traducono in linguaggi ed espressioni che affermano repentine ed innovative modalità per entrare a pieno titolo nell’era digitale. Così, si modifica l’interpretazione di ogni Arte e la scena principale è lasciata all’iconica arte visiva, per far indossare una nuova griffe all’universo “Cinema”.
Luisa Trovato