Nel giorno rievocante la nascita della Repubblica, si passano in rassegna, alla stregua di una parata, i fatti che consegnarono agli italiani questa forma manifesta istituzionale. Evento ridondante, giunto già al suo 76° anno, fu il referendum del 2 Giugno 1946, quando il popolo votante, a suffragio universale, venne chiamato alle urne per decidere sulla forma di Stato da dare al paese: monarchia o repubblica. Detto referendum si indisse alla fine del conflitto mondiale del tempo, dopo della caduta del fascismo e del regime dittatoriale, sostenuto dalla famiglia reale italiana per oltre un ventennio.
La storia racconta che la repubblica vinse sulla monarchia con 12.717.923 voti contro i 10.719.284 a favore della forma monarchica1. A seguito del risultato, i Savoia vennero mandati in esilio, con l’ufficiale partenza di Umberto II, avvenuta nella data del 13 Giugno, poiché ultimo re d’Italia2. Ed è curioso ravvisare la differente distribuzione dei voti nel panorama italiano: a Nord dell’Italia prevalse la repubblica, mentre al Sud i voti si concentrarono sulla monarchia, (con una percentuale, rispettivamente, di 54,3% e 45,7%). I risultati si comunicarono con ufficialità il 10 Giugno 1946, e il 18 Giugno la Corte di cassazione, dopo 85 anni di regno, sancì la nascita della Repubblica Italiana.
Nelle medesime giornate, riservate al voto referendario, venne scelta l’Assemblea Costituente, con la mansione di redigere la Costituzione italiana. Detta Assemblea veniva rappresentata da forze politiche, espressione dell’assetto partitico presente, ovvero: Democrazia Cristiana, primo partito con il 35,2%, Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano. La presidenza andò a Giuseppe Saragat. Fra gli eletti, si ricorda, poi, la presenza di 21 donne. Al tempo, era presidente provvisorio della Repubblica il giurista liberale Enrico De Nicola.
Inoltre, si evidenzia che la nascita della Repubblica si celebrò per la prima volta il 2 Giugno del 1947, mentre, nel 1948, si dispose la celebrazione dell’evento con una parata militare, da tenersi lungo la Via dei Fori Imperiali a Roma. In via definitiva, il 2 Giugno venne proclamato giorno di festa nazionale a partire dal 1949.
Per l’evenienza, si concordò che il cerimoniale doveva prevedere la cosiddetta “rivista militare” di tutti i corpi militari d’armata. Si stabilì poi che la manifestazione avrebbe avuto luogo a Piazza Venezia, dinnanzi all’Altare della Patria, al Vittoriano. Ivi, il Presidente della Repubblica, al tempo Luigi Einaudi, doveva deporre una corona d’alloro al Milite ignoto, e a seguire si procedeva con il susseguente omaggio e inchino da parte delle forze armate al presidente, dopo aver abbandonato la formazione a percorso la scalinata. “La Festa della Repubblica Italiana viene contrassegnata come uno dei simboli patri italiani”.
Si precisa che, nel 1961, la celebrazione della Festa della Repubblica non si tenne a Roma, bensì a Torino3, prima capitale dell’Italia unita.
Nel periodo degli anni Settanta, in Italia, imperversa una grave crisi economica e al fine di osservare una politica virtuosa, la Festa della Repubblica, con legge n. 54 del 5 marzo 1977, venne spostata alla prima domenica di giugno, con la conseguente soppressione del 2 Giugno quale giorno festivo designato.
Tuttavia, nel 2001, su impulso del Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, protagonista delle scene politiche verticistiche del tempo, all’inizio del XXI secolo, per ingenerare un’azione di valorizzazione dei simboli patri italiani, secondo norma redatta, si dismise lo status di festa mobile relativamente alla Festa della Repubblica Italiana che, in tal modo, riacquista la collocazione formale al 2 Giugno: giorno festivo di chiara valenza nel palinsesto delle ricorrenze istituzionali commemorabili calendarizzate in Italia!
Il rituale festivo si è perpetuato anche quest’anno, in occasione del 76esimo anniversario della Repubblica, reiterando l’iter e i canoni del cerimoniale, con il consueto omaggio all’’Altare della Patria, ergo con deposizione della corona d’alloro, sorvolo delle Frecce tricolori sui cieli di Roma e la tradizionale rivista militare dei reparti schierati e successiva Parata militare in Via dei Fori Imperiali. La cerimonia si conclude nelle ore pomeridiane con l’apertura al pubblico dei giardini del Palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana, dove si svolgono esecuzioni musicali dei complessi bandistici delle forze armate coinvolte all’espletamento della circostanza evocativa istituzionale.
Dopo il racconto sulla perpetuata celebrazione dedicata al 2 Giugno, quale giorno augurale dedicata alla “Repubblica Italiana”, ergo, dopo l’antefatto che attinge alle ritualità commemorative di circostanza, si vuole comprendere quanta voglia di “Repubblica” veicoli intorno al popolo italiano, quanto senso civico viaggi nelle vene della politica etichettata come italiana. A distanza di due anni “marchiati” da chiusure e misure restrittive, si è giunti al punto di riflessione sulla validità della nostra cara Costituzione della Repubblica, “frutto” o meglio figlia di quell’Assemblea costituente e della scelta effettuata dagli italiani in occasione di quell’ondata referendaria del 2 e 3 Giugno 1946.
Segue all’antefatto…
Si chiede – quale punto di domanda -: quanto criterio democratico, non liberticida, ancora si conservi in seno alle pieghe degli alti valori della Dea “Democrazia” … Per i fatti che giornalmente si sciorinano ovunque sembra avvertirsi una confusione abissale intorno alle tematiche di natura democratica, soprattutto garantiste delle libertà e dei diritti della cittadinanza tutta.
Eppure la Repubblica una e indivisibile, come da definizione prescritta dalla Costituzione della Repubblica Italiana, sembra far emergere delle crepe. E poi che dire di quell’ulteriore connotazione su: “la sovranità appartiene al popolo”. Forse si sta assistendo alla procrastinazione di espedienti emergenziali inusitati, stante allo status quo? … Forse i prodromi della democrazia sono stati distanziati come si è fatto per le misure prossemiche della convivenza umana, negli anni dell’emergenza pandemica infusa e inoculata? Si dice e vanta che, in questo Paese, nessuno può pensare di assumere ruoli politici senza passare dalle elezioni, concetto importantissimo, che si auspica venga mantenuto tale! …
Nonostante le azioni fattuali delle politiche italiane vedano di buon occhio solo miscellanee partitiche per mantenere coalizioni inappropriate e governi tecnici, non può e non deve celarsi quel diritto garantito dalla Costituzione, secondo cui spetta al “popolo sovrano” partecipare alla scelta delle nuove formazioni politiche per guidare il Paese!
Così, si ravvisa che la Repubblica ha il dovere di assicurare a tutti l’esercizio dei propri diritti, e ciascuno, in questo luogo ideale di valori politici/etici, deve prodigarsi affinché quei diritti vengano tout court assicurati.
Si richiama qui, in chiosa, la necessità di avere un’interlocuzione semplice, perché semplice e comprensibile deve essere la Repubblica che origina dalla scelta del popolo chiamato già a decidere secondo suffragio universale nel 1946. E si chiede secondo canoni non utopici, bensì realizzabili, che la Repubblica si offra ed offra occasioni ed esercizio di coerenza, per essere veritiera e autentica, sia nell’esposizione dottrinale che nella pratica fattuale. Infatti, la Repubblica, fondata sullo stato di diritto, può e deve garantire equanimità, con la conseguente significazione del senso della rispondenza, così da avere ciò di cui si ha bisogno coerentemente con il proprio merito e impegno. Forse in questo limbo, va ricercato il senso dell’essere e dell’esistenza della “Res publica”, affinché si percepisca il senso civico del vivere con Res-sponsabilità la Vita della Repubblica nel rispetto del passato istituzionale, nell’Oggi e per preservare il Paese anche, nella visione futura, delle generazioni avvenire.
Luisa Trovato