Astronomia sacra e dottrina degli Yuga secondo Sri Yukteswar
La tradizione vedica descrive il tempo come un processo ciclico nel quale l’evoluzione spirituale dell’umanità procede in armonia con i grandi movimenti cosmici. Attraverso gli insegnamenti di Sri Yukteswar, questo saggio presenta la teoria degli Yuga, il loro fondamento astronomico e il significato che essi assumono per la storia della civiltà e dello sviluppo della coscienza.
La concezione ciclica del tempo nella tradizione vedica
Grande è l’influenza del tempo che governa l’universo! Nessun uomo può superare questa influenza, eccetto colui che, benedetto dal puro Amore, quale dono celeste della natura, diviene divino. In più, essendo battezzato nella sacra corrente Pranava (inno di lode e sacra vibrazione AUM o Vibrazione Cosmica Intelligente), comprende il regno di Dio.
La descrizione astronomica qui riportata riflette la cosmologia esposta da Sri Yukteswar ne “La Scienza Sacra” (Sri Yukteswar Giri, S, The Holy Science: Kaivalya Darshanam, ed. M.Y.P., 2025) e appartiene alla tradizione dell’astronomia vedica. Essa, tuttavia, non coincide con il modello astronomico attualmente accettato dalla scienza moderna.
Astronomia sacra e cicli del tempo nella tradizione indù … Il calcolo degli Yuga secondo Sri Yukteswar
L’astronomia sacra di Sri Yukteswar
Secondo l’astronomia sacra della tradizione orientale, le lune ruotano intorno ai rispettivi pianeti, mentre i pianeti, ruotando sul proprio asse, orbitano con i loro satelliti attorno al Sole. A sua volta, il Sole, insieme ai pianeti e alle loro lune, compie una rivoluzione attorno a una determinata stella, considerata il suo “doppio”, completando il ciclo in circa 24.000 anni terrestri. Secondo Sri Yukteswar, questo movimento celeste è all’origine della precessione degli equinozi lungo lo Zodiaco.
Il Sole compie, inoltre, un secondo movimento attorno a un grande centro cosmico chiamato Vishnunabhi, considerato la sede del potere creativo di Brahma, ossia del magnetismo universale. Da questo principio creativo, dipende il Dharma, inteso come la virtù spirituale e mentale che governa l’evoluzione interiore dell’umanità.
Quando, nel corso della sua rivoluzione attorno al proprio «doppio», il Sole si avvicina al punto della sua orbita più prossimo al grande Centro, sede di Brahma, tale evento coincide – secondo la descrizione di Sri Yukteswar – con il momento in cui l’equinozio d’autunno si proietta sul primo punto della Costellazione dell’Ariete. In questa fase, il Dharma, ossia la virtù mentale e spirituale dell’umanità, raggiunge un elevato grado di sviluppo, permettendo all’Uomo, in lato sensu, di comprendere con maggiore facilità anche i più profondi misteri dello Spirito.
Secondo Sri Yukteswar, al tempo in cui scriveva (La Scienza Sacra, 1894), l’equinozio d’autunno si trovava tra le stelle fisse della Costellazione della Vergine e, in quel frangente, l’umanità era entrata nella fase ascendente del Dwapara Yuga (la seconda delle quattro ere cosmiche, nella quale l’umanità sviluppa la comprensione delle energie sottili e dell’elettricità).
Dopo un periodo di 12.000 anni, il Sole raggiunge il punto della propria orbita più lontano dal grande Centro, Brahma, sede del potere creativo. Questo evento si verifica quando l’equinozio d’autunno giunge al “primo punto (casa) della Bilancia”. In tale fase, il Dharma si riduce progressivamente, e l’intelletto umano non riesce più a comprendere nulla che trascenda la creazione materiale.
Questo evento si verifica quando l’equinozio d’autunno raggiunge il primo punto della Bilancia. In tale fase, il Dharma si riduce progressivamente, fino al punto che l’uomo non è più in grado di comprendere nulla che trascenda la realtà materiale e la creazione grossolana.
Quando, invece, nel corso della sua rivoluzione, il Sole riprende ad avvicinarsi al grande Centro, il Dharma ricomincia gradualmente a svilupparsi, completando la propria crescita nell’arco di 12.000 anni. Ciascuno di questi periodi determina una profonda trasformazione, sia nel mondo materiale sia nello sviluppo intellettuale e spirituale dell’umanità, ed è denominato Daiva Yuga («Era divina»).
Di conseguenza, nell’arco di 24.000 anni il Sole completa la sua rivoluzione attorno al proprio «doppio», dando origine a un intero ciclo cosmico costituito da una fase ascendente di 12.000 anni e da una fase discendente di pari durata.
Approfondimento:
Daiva Yuga (lett. «Era divina») indica un ciclo di 12.000 anni dell’evoluzione cosmica. Sri Yukteswar definisce Electric Pair («coppia elettrica») l’insieme di due Daiva Yuga consecutivi, uno ascendente e uno discendente, che formano un ciclo completo di 24.000 anni. Il termine «elettrica» è impiegato in senso filosofico e cosmologico, per indicare l’alternanza delle forze sottili che, secondo la sua dottrina, influenzano l’evoluzione della coscienza umana.
«Doppio» del Sole: nella cosmologia esposta da Sri Yukteswar, il Sole compie una rivoluzione attorno a una stella compagna o «doppio». Questa concezione appartiene alla tradizione dell’astronomia sacra indiana e non coincide con il modello astronomico attualmente accettato dalla scienza moderna. Nel pensiero dell’autore, essa costituisce il fondamento del ciclo degli Yuga e della precessione degli equinozi.
I quattro Yuga e la loro durata
Secondo Sri Yukteswar, lo sviluppo del Dharma è graduale e si articola in quattro stadi, corrispondenti ai quattro Yuga o ere cosmiche.
Il Kali Yuga, della durata di 1.200 anni, corrisponde al periodo in cui il Sole percorre un ventesimo (1/20) della propria orbita. In questa fase, il Dharma è sviluppato soltanto per un quarto e l’intelletto umano è in grado di comprendere esclusivamente la realtà materiale e mutevole del mondo esterno.
Il Dwapara Yuga, della durata di 2.400 anni, corrisponde al passaggio del Sole attraverso due ventesimi (2/20) della propria orbita. In questo secondo stadio, il Dharma raggiunge la metà del suo sviluppo e l’intelligenza umana diventa capace di comprendere le energie sottili e le forze elettriche che, secondo la cosmologia di Sri Yukteswar, costituiscono i principi della creazione materiale.
Il Treta Yuga, della durata di 3.600 anni, coincide con il passaggio del Sole attraverso tre ventesimi (3/20) della propria orbita. In questa terza fase, il Dharma raggiunge un livello ancora più elevato e l’intelletto umano diviene capace di comprendere il Magnetismo Divino, considerato la sorgente da cui hanno origine tutte le forze elettriche sulle quali si fonda la creazione.
Il Satya Yuga, della durata complessiva di 4.800 anni, corrisponde al periodo in cui il Sole percorre i restanti quattro ventesimi (4/20) della propria orbita. In questa quarta e ultima fase, il Dharma raggiunge il suo pieno sviluppo e l’intelletto umano diviene capace di comprendere la realtà nella sua totalità, fino alla conoscenza di Dio, lo Spirito che trascende il mondo visibile.
Approfondimento:
In relazione a quanto affermato da Sri Yukteswar, la durata dei quattro Yuga segue il rapporto 1:2:3:4, corrispondente rispettivamente a 1.200, 2.400, 3.600 e 4.800 anni. Tale ripartizione riflette la progressiva porzione dell’intera orbita di 24.000 anni del Sole (1/20, 2/20, 3/20 e 4/20). La loro somma equivale a metà del ciclo completo, ossia ai 12.000 anni che costituiscono una fase, ascendente o discendente, della rivoluzione cosmica. Distinto da questo criterio cronologico è il grado di sviluppo del Dharma, che evolve progressivamente attraverso quattro livelli simbolici: un quarto nel Kali Yuga, metà nel Dwapara, tre quarti nel Treta e piena manifestazione nel Satya. Le frazioni riferite al Dharma non indicano quindi la durata temporale degli Yuga, bensì il livello di sviluppo della coscienza umana.
Tabella esplicativa: I quattro Yuga e la loro durata
Secondo Sri Yukteswar, un ciclo completo degli Yuga si estende per 24.000 anni ed è costituito da una fase ascendente e da una fase discendente di 12.000 anni ciascuna. Ciascuna delle due fasi comprende quattro Yuga – Kali, Dwapara, Treta e Satya – che rappresentano altrettanti stadi dell’evoluzione del Dharma e, di conseguenza, della coscienza umana. La loro durata è progressiva e riflette il graduale sviluppo delle facoltà intellettuali e spirituali dell’uomo.
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Yuga |
Durata |
Sviluppo del Dharma |
Capacità dell’uomo |
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Kali |
1.200 anni |
¼ |
Comprende solo la materia grossolana |
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Dwapara |
2.400 anni |
½ |
Comprende le energie sottili e l’elettricità |
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Treta |
3.600 anni |
¾ |
Comprende il Magnetismo Divino |
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Satya |
4.800 anni |
Completo |
Comprende lo Spirito e la Realtà divina |
Secondo ulteriori riflessioni … Le frazioni del Dharma non hanno alcun rapporto matematico con quelle dell’orbita. Sono semplicemente quattro livelli qualitativi. Sri Yukteswar dice: primo stadio del Dharma = 1/4, secondo stadio del Dharma = 1/2, terzo stadio del Dharma = 3/4, quarto stadio del Dharma = 4/4 o completo. Non si constata ivi un calcolo, bensì va a descriversi il grado di manifestazione del Dharma.
L’antica tradizione vedica conferma questa suddivisione. Manu, uno dei grandi Rishi (saggi illuminati), nel suo Samhita afferma:
«Dicono che il Krita Yuga, o Satya Yuga, dura quattromila anni; la sua alba e il suo tramonto durano ciascuno quattrocento anni (cioè 400 + 4000 +400 = 4.800). Nelle altre tre ere, con le rispettive albe e tramonti, le migliaia e le centinaia diminuiscono progressivamente di una unità (cioè, ad esempio: 300 + 3000 + 300 = 3.600 ecc.)».
Manu aggiunge inoltre che il ciclo dei quattro Yuga, della durata complessiva di 12.000 anni, costituisce una Daiva Yuga («Era divina»). Mille Ere divine formano un giorno di Brahma, mentre altre mille costituiscono la sua notte.
Nella cosmologia vedica, il giorno e la notte di Brahma rappresentano i grandi cicli della manifestazione e del riassorbimento dell’universo. La durata complessiva di ciascuno Yuga comprende “due periodi di transizione”, detti Sandhi (ad esempio: nel Dwapara Yuga è di 200 anni iniziali e 200 anni finali), uno iniziale e uno finale, che segnano il passaggio graduale da un’era alla successiva. La loro durata diminuisce progressivamente insieme a quella dei rispettivi Yuga.
La suddivisione dei quattro Yuga trova conferma anche nella tradizione più antica. Come già reiterato, Manu, uno dei grandi Rishi della tradizione vedica, nel suo Samhita descrive, in realtà, il Krita o Satya Yuga come un’era della durata di 4.000 anni, preceduta e seguita da due periodi di transizione o mutazione (Sandhi) di 400 anni ciascuno, per una durata complessiva di 4.800 anni. Egli spiega poi che, nelle tre ere successive, sia la durata dello Yuga sia quella dei rispettivi Sandhi diminuiscono progressivamente di un’unità di migliaia e di centinaia di anni.
Secondo questa regola, la durata dei quattro Yuga risulta così articolata:
|
Yuga |
Durata dello Yuga |
Sandhi iniziale |
Sandhi finale |
Durata complessiva |
|
Satya (Krita) |
4.000 anni |
400 |
400 |
4.800 anni |
|
Treta |
3.000 anni |
300 |
300 |
3.600 anni |
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Dwapara |
2.000 anni |
200 |
200 |
2.400 anni |
|
Kali |
1.000 anni |
100 |
100 |
1.200 anni |
I Sandhi rappresentano, invero, i periodi di transizione che collegano uno Yuga al successivo, segnando il graduale passaggio da una condizione evolutiva all’altra.
La somma dei quattro Yuga corrisponde a 12.000 anni, cioè a un Daiva Yuga («Era divina»). Due Daiva Yuga, uno ascendente e uno discendente, costituiscono il ciclo completo di 24.000 anni descritto da Sri Yukteswar.
Il ciclo discendente e il ciclo ascendente
Secondo la cronologia proposta da Sri Yukteswar, a partire dall’11.501 a.C., quando l’equinozio d’autunno si trovava nel primo punto (casa) dell’Ariete, il Sole iniziò ad allontanarsi dal punto della propria orbita più vicino al grande Centro (Brahma), dirigendosi verso quello più distante. Questo lungo percorso segna l’inizio del ciclo discendente, durante il quale il Dharma e, con esso, le facoltà intellettuali e spirituali dell’umanità si affievoliscono progressivamente.
Nel corso dei 4.800 anni del Satya Yuga discendente, l’umanità perse gradualmente gran parte della propria conoscenza spirituale. Nei successivi 3.600 anni del Treta Yuga discendente, venne meno anche la capacità di comprendere il Magnetismo Divino, considerato da Sri Yukteswar: sorgente di tutte le forze della creazione.
Durante il Dwapara Yuga discendente, della durata di 2.400 anni, l’intelletto umano perse progressivamente la comprensione delle energie sottili e delle loro proprietà. Infine, nei 1.200 anni del Kali Yuga discendente, il Sole raggiunse il punto della propria orbita più lontano dal grande Centro, mentre l’equinozio d’autunno si trovava nel primo punto della Bilancia (0° del segno della Bilancia). In questa fase, il Dharma toccò il suo livello minimo e l’uomo non fu più in grado di comprendere nulla che trascendesse la realtà materiale della creazione.
A seguire, il periodo intorno al 500 d.C. rappresentò, secondo Sri Yukteswar, il punto più oscuro del Kali Yuga e dell’intero ciclo discendente. In questa fase, il Dharma raggiunse il suo minimo sviluppo e l’umanità attraversò un’epoca caratterizzata da diffusa ignoranza, sofferenza e limitata comprensione della realtà spirituale.
L’autore ritiene che la storia stessa confermi questa progressiva decadenza delle facoltà intellettuali e spirituali dell’uomo. A partire dal 499 d.C., tuttavia, il Sole avrebbe iniziato il suo movimento di ritorno verso il grande Centro, dando avvio al Kali Yuga ascendente. Da quel momento, il Dharma e l’intelletto umano avrebbero ripreso gradualmente a svilupparsi. Durante i successivi 1.100 anni del Kali Yuga ascendente, fino al 1599 d.C., l’intelligenza umana rimase ancora troppo limitata per comprendere le energie sottili della creazione, che Sri Yukteswar identifica con le forze elettriche (Sūkisma Bhūta). Anche sul piano politico, osserva l’autore, continuarono a prevalere instabilità e conflitti. Con il Sandhi di transizione, della durata di 100 anni, che segnò il passaggio dal Kali Yuga al Dwapara Yuga, l’umanità iniziò progressivamente a percepire l’esistenza delle materie sottili (Pañca Tanmātra), ossia degli attributi dell’energia cosmica. Secondo Sri Yukteswar, questa nuova consapevolezza si accompagnò a un graduale progresso della civiltà e all’avvio di una maggiore stabilità anche nella vita politica.
Nota del curatore. Nel presente paragrafo Sri Yukteswar interpreta l’evoluzione della civiltà umana alla luce della dottrina degli Yuga, mettendo in relazione i grandi cicli cosmici con lo sviluppo della conoscenza, della spiritualità e della storia. I termini sanscriti Sūkṣma Bhūta («elementi sottili») e Pañca Tanmātra («cinque principi o qualità sottili della manifestazione») appartengono alla cosmologia vedica e sono impiegati dall’autore per descrivere livelli della realtà non direttamente percepibili dai sensi. La loro interpretazione, così come la correlazione con i progressi della scienza e della civiltà, riflette il pensiero di Sri Yukteswar.
L’ingresso nel Dwapara Yuga: progresso della civiltà e risveglio della conoscenza scientifica
Secondo Sri Yukteswar, il progressivo ingresso dell’umanità nel Dwapara Yuga ascendente si manifesta attraverso un crescente sviluppo della conoscenza scientifica e tecnologica. A partire dal XVII secolo, infatti, si susseguono importanti scoperte che, nella sua interpretazione, testimoniano il graduale risveglio della capacità umana di comprendere le energie sottili della natura.
Tra le principali tappe di questo progresso si ricordano gli studi e le importanti scoperte e invenzioni di vari attori della scena scientifica.
William Gilbert pubblicò nel 1600 il De Magnete, ponendo le basi dello studio scientifico del magnetismo; Giovanni Keplero formulò le prime due leggi del moto planetario (Astronomia Nova) nel 1609 e la terza (Harmonices Mundi) nel 1619; Galileo Galilei, a partire dal 1609, perfezionò e impiegò il telescopio per l’osservazione astronomica; Cornelis Drebbel, nei primi decenni del XVII secolo, contribuì al perfezionamento del microscopio. Successivamente, Isaac Newton formulò la legge della gravitazione universale nei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (1687); Thomas Savery brevettò nel 1698 una delle prime macchine a vapore destinate al sollevamento dell’acqua. A seguire, Stephen Gray, tra il 1729 e il 1731, dimostrò sperimentalmente la conducibilità elettrica dei corpi.
Parallelamente, la cronologia proposta da Sri Yukteswar attribuisce a questo periodo anche un graduale progresso della vita sociale e politica. Si sviluppò una maggiore consapevolezza della dignità dell’uomo e la civiltà avanzò in molteplici ambiti. Grazie all’impiego delle macchine a vapore, dell’elettricità e di nuove tecnologie, le energie della natura vennero progressivamente utilizzate in misura sempre più ampia, sebbene la loro intima essenza non fosse ancora pienamente compresa.
Nel 1899, con il completamento del Sandhi (periodo di transizione) di 200 anni, ebbe inizio, secondo la cronologia proposta da Sri Yukteswar, il Dwapara Yuga propriamente detto, destinato a durare 2.000 anni. In questa era, l’umanità è chiamata a sviluppare una conoscenza sempre più profonda dell’elettricità, delle energie sottili e delle loro proprietà, quale espressione del progressivo risveglio della coscienza umana.
Nota del curatore. L’associazione tra l’ingresso nel Dwapara Yuga, le grandi scoperte scientifiche e l’evoluzione della civiltà costituisce uno degli aspetti più originali della dottrina di Sri Yukteswar. Nel suo pensiero, i progressi della scienza non sono considerati eventi isolati, ma espressioni del progressivo sviluppo dell’intelletto umano, reso possibile dal mutare delle condizioni cosmiche descritte dalla teoria degli Yuga.
Materie sottili. Espressioni con cui Sri Yukteswar traduce il concetto sanscrito di realtà o energie sottili (Sūkṣma Bhūta), ossia livelli della manifestazione non direttamente percepibili dai sensi ma considerati, nella filosofia vedica, all’origine dei fenomeni fisici.
Il calcolo cronologico degli Yuga
Per determinare la posizione dell’umanità all’interno del ciclo degli Yuga, Sri Yukteswar si richiama ai dati dell’astronomia del suo tempo. Egli osserva che l’equinozio di primavera si trova a 20° 54′ 36″ dal primo punto dell’Ariete, identificato con la stella fissa Revati. Da questo dato deduce che sono trascorsi 1.394 anni da quando l’equinozio di primavera ha iniziato ad arretrare rispetto a quel punto di riferimento.
Sottraendo i 1.200 anni attribuiti al Kali Yuga ascendente, si ottiene il valore di 194 anni, che, secondo il computo adottato da Sri Yukteswar, corrisponde all’anno 1894 d.C., data di composizione de La Scienza Sacra, e indica il 194º anno del Dwapara Yuga ascendente. Ne “La Scienza Sacra”, Sri Yukteswar sviluppa, inoltre, una riflessione sulle proprietà del Magnetismo Divino, sulle diverse manifestazioni dell’energia cosmica e su quelle che definisce le «cinque forme di elettricità», aspetti che, a suo giudizio, la scienza della fine del XIX secolo non aveva ancora pienamente compreso. A sostegno della propria interpretazione, l’autore richiama il funzionamento del sistema nervoso. Egli osserva che ciascuno dei cinque nervi sensoriali possiede caratteristiche specifiche e svolge una funzione esclusiva: il nervo ottico trasmette luce, il nervo uditivo i suoni, mentre gli altri nervi sono preposti rispettivamente alla percezione del tatto, del gusto e dell’olfatto. Poiché ogni nervo risponde a una particolare modalità percettiva, Sri Yukteswar deduce che a ciascuna di esse corrisponda una distinta forma di energia o «elettricità». Da questa analogia, egli conclude che esistono cinque tipi di elettricità, corrispondenti alle cinque proprietà dell’energia cosmica, ciascuna associata a uno dei cinque sensi e ai rispettivi Tanmātra (le qualità sottili della manifestazione).
Nota del curatore. Quando Sri Yukteswar parla di «cinque tipi di elettricità», non si riferisce alla classificazione dell’elettricità, secondo la fisica moderna, il termine è impiegato in senso filosofico e analogico per descrivere le diverse manifestazioni dell’energia cosmica, messe in relazione con i cinque sensi e con i Pañca Tanmātra (cinque qualità o principi sottili) della cosmologia vedica. La terminologia riflette il linguaggio e il contesto culturale dell’autore e non va interpretata come una teoria scientifica in senso contemporaneo.
Il Magnetismo Divino e l’evoluzione della coscienza e l’avvento del Treta Yuga ascendente
Per quanto riguarda il Magnetismo Divino, Sri Yukteswar osserva che le capacità dell’intelletto umano sono ancora troppo limitate per comprenderne pienamente gli attributi. Per questa ragione, egli ritiene prematuro tentare di divulgarne la conoscenza al grande pubblico.
Secondo la sua interpretazione della successione degli Yuga, soltanto con l’avvento del Treta Yuga ascendente, previsto per l’anno 4099, l’umanità svilupperà le facoltà necessarie a comprendere il Magnetismo Divino, quale principio originario delle forze della creazione. Fino ad allora, conclude l’autore, solo pochi individui dotati di particolare sviluppo spirituale possono giungere a tale conoscenza.
Sri Yukteswar attribuisce grande importanza anche al modo di designare gli anni. Poiché ogni Yuga esercita, secondo la sua concezione, una profonda influenza sullo sviluppo dell’umanità, egli propone che la cronologia venga riferita direttamente al ciclo degli Yuga, anziché a eventi storici o alla nascita di personaggi illustri.
Essendo il computo degli Yuga, fondato sulla posizione dell’equinozio lungo lo Zodiaco, l’autore ritiene che questo sistema costituisca un criterio cronologico di carattere astronomico. Per tale motivo suggerisce che l’anno di composizione de La Scienza Sacra venga indicato come 194º anno del Dwapara Yuga ascendente, anziché come 1894 d.C.
Nota del curatore. La proposta di numerare gli anni secondo il ciclo degli Yuga riflette il tentativo di Sri Yukteswar di fondare una cronologia universale, basata su fenomeni astronomici, anziché su eventi storici o religiosi. Tale sistema cronologico costituisce una caratteristica peculiare della sua interpretazione della cosmologia vedica e non coincide con i calendari storicamente adottati nelle diverse culture.
Lo sviluppo futuro dell’umanità
Secondo la cronologia adottata da Sri Yukteswar, al momento della stesura de La Scienza Sacra (1894), il mondo si trovava nel 194º anno del Dwapara Yuga ascendente. Poiché l’epoca più oscura del Kali Yuga era ormai trascorsa, l’umanità aveva iniziato un graduale processo di risveglio della coscienza, orientandosi verso una più profonda conoscenza delle leggi spirituali e della realtà cosmica. In questa prospettiva, l’evoluzione dell’intelletto umano è accompagnata da una crescente esigenza di fraternità, rispetto reciproco e amore compassionevole, considerati da Sri Yukteswar i segni distintivi del progresso spirituale dell’umanità.
L’antica astronomia indiana
I riferimenti astronomici, contenuti nell’antica letteratura indù, hanno permesso agli studiosi di accertare l’epoca in cui sono vissuti gli autori di questi documenti. La conoscenza scientifica dei Rishi era vastissima; nel Kaushitaki Bramana troviamo precisi riferimenti astronomici che dimostrano come, nel 3100 a.C., gli Indù fossero molto progrediti nell’astronomia, le cui nozioni avevano anche finalità pratiche, permettendo di stabilire i giorni fausti per le cerimonie astrologiche.
L’opera denominata Jyotish costituisce il complesso dei trattati astronomici vedici; essa contiene le nozioni scientifiche che valsero all’India il primato fra tutti i paesi dell’antichità, facendone la mecca dei ricercatori della conoscenza. Il Brahmagupta, una delle opere Jyotish, è un trattato astronomico che comprende argomenti come il movimento eliocentrico dei corpi planetari nel sistema solare, l’obliquità dell’eclittica, la forma sferica della Terra, la luce riflessa della Luna, la rivoluzione quotidiana della Terra sul suo asse, la presenza di stelle fisse nella Via Lattea, la legge della gravitazione ed altri dati scientifici, che restarono ignoti al mondo occidentale fino all’epoca di Copernico e di Newton.
L’antica astronomia indiana. In particolare, le conoscenze astronomiche dei Rishi, saggi della tradizione vedica, erano strettamente connesse alla vita religiosa e rituale. Nel citato Kaushitaki Brahmana, ad esempio, si trovano riferimenti ai fenomeni celesti, che testimoniano l’importanza dell’osservazione astronomica già nel II e III millennio a.C., utilizzata anche per determinare i momenti propizi allo svolgimento delle cerimonie vediche. In più, con il termine Jyotiṣa, si indica il complesso delle discipline astronomiche e astrologiche, sviluppate nell’India antica. I testi appartenenti a questa tradizione testimoniano l’elevato livello raggiunto dagli studiosi indiani nello studio dei moti celesti, del calendario e del computo del tempo, contribuendo in modo significativo allo sviluppo delle conoscenze astronomiche dell’antichità. Tra i più importanti astronomi e matematici dell’India classica si distingue Brahmagupta (VII secolo d.C.), autore del Brāhmasphuṭasiddhānta, nel quale sono trattati argomenti di astronomia matematica, calcolo planetario, geometria e matematica. La tradizione indiana attribuisce a queste opere una conoscenza avanzata di numerosi fenomeni astronomici, tra cui la forma sferica della Terra, i moti dei corpi celesti, l’obliquità dell’eclittica e la luce riflessa della Luna. Tali contributi testimoniano l’alto livello raggiunto dall’astronomia indiana e il ruolo che essa ebbe nello sviluppo del pensiero scientifico dell’antichità.
Nota del curatore. La tradizione astronomica indiana conserva numerosi riferimenti a fenomeni celesti e a concezioni cosmologiche che, secondo alcuni studiosi, anticipano intuizioni sviluppate in Occidente soltanto molti secoli più tardi. Pur essendo oggetto di differenti interpretazioni storiografiche, tali testimonianze attestano l’elevato livello raggiunto dall’astronomia vedica e dalla successiva astronomia classica indiana. In particolare, alcune conoscenze relative alla sfericità della Terra, ai moti dei corpi celesti e ad altri fenomeni astronomici rimasero sostanzialmente estranee alla cultura scientifica occidentale fino all’età di Copernico e Newton, quando analoghi concetti furono formulati e sistematizzati nell’ambito della scienza moderna.
Conclusioni
La teoria degli Yuga, proposta da Sri Yukteswar, non vuole essere soltanto una cronologia cosmica, ma una chiave di lettura dell’evoluzione della coscienza umana. In questa prospettiva, i grandi cicli astronomici non determinano fatalisticamente il destino dell’uomo, bensì descrivono le condizioni generali entro cui l’umanità sviluppa le proprie facoltà intellettuali e spirituali. L’uomo conserva sempre la libertà di elevarsi attraverso la disciplina interiore, la meditazione e la realizzazione del Sé, anticipando individualmente quella conoscenza che, secondo la legge dei cicli, diverrà patrimonio dell’intera umanità nelle età future.
Autore: Salvatore Trovato
Curatela editoriale e note: Luisa Trovato
Nota editoriale
Il presente saggio è tratto dagli studi di Salvatore Trovato sulla cosmologia vedica e sulla dottrina degli Yuga secondo Sri Yukteswar. Il testo è stato rivisto, riorganizzato e corredato di note esplicative da Luisa Trovato, al fine di facilitarne la lettura e l’inquadramento storico e filosofico.