Il vulcano, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2013, è stato decantato anche scientificamente da numerosi scrittori che sin dai primordi si sono interessati all’Etna: Diodoro siculo, Omero, Pindaro, Tucidide, Empedocle, Virgilio, Lucrezio, Ovidio, così come tantissimi sono stati i visitatori attratti dalle sue spettacolari eruzioni.
L’Etna è luogo fisico ed immaginario ove prendono forma miti e leggende, anche se lo studio scientifico ebbe inizio nel XVIII secolo. Nella seconda metà dell’800, uno dei fondatori della geologia C. Lyell., lo studioso tedesco Sartorius Von Waltershausen ed il naturalista catanese Carlo Gemmellaro avevano individuato almeno due edifici vulcanici sovrapposti e succedutisi nel tempo e precisamente: il Trifoglietto ed il Mongibello. A memoria storica si ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive: una per tutte la colata lavica del 1669, che rimane drammaticamente famigerata e che seppellì gran parte dei paesi etnei esistenti a sud dei Monti Rossi, e distrusse gran parte della città di Catania, giungendo fino al mare.
Sebbene il territorio sia ricoperto dal basalto lavico, è provvisto di fertilità per le coltivazioni di agrumi, mandorle e pistacchi, vigneti, ginestre di un giallo abbacinante come il sole.
La laboriosità e l’ingegnosità hanno condotto l’uomo ad utilizzare la lava, materia prima per creare strutture portanti delle abitazioni, ma anche per creare muri di sostegno, la pavimentazione delle strade, per fini artistici quali: il rivestimento e la decorazione degli edifici, nonché per la realizzazione di monumenti.
Nel corso dei millenni l’uomo ha imparato a cavare la pietra lavica, a modellarla, attraverso l’opera degli scalpellini, a levigarla e persino a lucidarla. Oggi, con i macchinari più moderni, si riesce a ricavare lastre sempre più sottili fino a creare oggetti d’arredamento domestico, monili da destinare anche all’abbigliamento.