Appunti di viaggio tra religione e spiritualità … un cammino di senso
Prima parte

Destinazione spiritualità
Per intraprendere questo viaggio nel pensiero intellegibile e nello spirito, si sceglie volutamente la parola appunti perché l’argomento è talmente vasto che servirebbe una vita intera per esplorarlo in tutte le sue dimensioni.
Il termine religione implica, innanzitutto, una distinzione sostanziale tra ciò che è sacro, e dunque degno di venerazione, e ciò che è profano, cioè appartenente alla sfera ordinaria e quotidiana dell’esistenza.
In ogni religione si ritrova un insieme di credenze, norme e pratiche rituali, alle quali le comunità dei fedeli sono chiamate – talvolta invitate, altre volte indotte e finanche obbligate – ad aderire e a credere.
Queste pratiche e convinzioni costituiscono trama e ordito attraverso cui gli esseri umani cercano di dare senso al mondo, di spiegare l’origine della vita e di orientare il proprio comportamento morale e spirituale.
La funzione della religione nella società secondo Émile Durkheim
Molti studiosi e sociologi hanno offerto definizioni diverse del fenomeno religioso.
Tra questi, Émile Durkheim, sociologo francese, pubblicò nel 1912 il saggio Le forme elementari della vita religiosa, frutto delle sue ricerche condotte sulle popolazioni aborigene dell’Australia.
In questa opera, egli individua i caratteri fondanti e universali delle religioni. Alla base di ogni esperienza religiosa, vi è la distinzione fra sacro e profano: ciò che è sacro viene percepito come degno di venerazione, con timore e rispetto, de facto antitetico all’ordinario e alla dimensione definita come normale, ordinaria e quotidiana.
Da questa dicotomia, emerge che la funzione principale della religione è quella di dare ordine alla società, rafforzare i legami sociali e favorire la solidarietà tra gli individui.
Per Durkheim, invero, la religione è un fatto sociale, non solo nasce all’interno della società, ma contribuisce persino al suo consolidamento e alla sua coesione.
La visione di Malinowski
Per Bronislaw Malinowski, antropologo polacco, la religione è uno strumento tramite cui l’individuo riesce a placare le proprie ansie, nonché a contenere le paure di fronte alle incertezze della vita. In tale prospettiva, la religione assolve al ruolo di funzione psicologica e consolatoria, per molti versi simile alla Magia. Essa fornisce sicurezza e rassicurazione, qualora la razionalità non è in grado di spiegare o dominare gli eventi.
La religione secondo Marx
Secondo Karl Marx, la religione rappresenta l’espressione di una falsa coscienza. Essa è persino assimilabile a una ideologia funzionale al mantenimento del potere delle classi dominanti. Per mezzo della religione, invero, il proletariato, unitamente a quella parte di popolazione oppressa, è consolato riguardo alle rispettive sofferenze che, solo un mutamento dei rapporti al potere potrebbe risolvere. Si palesa, poi, la prospettiva, o la promessa, di un eventuale riscatto del dolore e della miseria, destinato a realizzarsi nell’aldilà. Eventualità che comunque distoglie questi individui dalla possibilità di cambiare le ingiustizie terrene. Inoltre, Marx definì la religione «l’oppio dei popoli», poiché essa, pur alleviando il dolore umano, offusca la coscienza critica e ostacola la trasformazione sociale. Così, la religione assume un ruolo di controllo e di legittimazione dell’ordine esistente.
La visione di Weber: la religione come forza di cambiamento sociale
Diversamente da Marx, Max Weber riconosce alla religione una funzione dinamica, capace di influenzare la vita economica, politica e culturale. Weber dimostra che la mentalità calvinista, fondata sul valore del lavoro, della disciplina e del successo come segno della grazia divina, abbia favorito l’affermarsi del capitalismo moderno, soprattutto nei paesi del Nord Europa. La religione, quindi, non è solo strumento di controllo o consolazione, ma una forza di cambiamento sociale, capace di orientare i comportamenti e di promuovere nuovi modelli di economia ed etica.
“L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber
Nel suo saggio: “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” (1905), Max Weber indaga dunque il ruolo della religione calvinista nelle società protestanti. Egli sottolinea come la religione abbia contribuito, in modo decisivo, allo sviluppo del capitalismo. Nel calvinismo, di fatto, gli uomini sono divisi, sin dalla nascita, in eletti, ossia destinati alla salvezza, e in dannati, secondo la dottrina della predestinazione.
Segnali della grazia divina si manifestano tramite il successo negli affari e la prosperità economica, poiché l’uomo non può conoscere aprioristicamente il destino eterno. In più, adempiere al proprio lavoro e rifuggire dal lusso e dall’ozio è conforme al volere divino. E ancora, realizzare guadagni, condurre una vita centrata sul lavoro – sobria e disciplinata – e investire in attività produttive, significa tenere comportamenti virtuosi, assecondando precipue prescrizioni religiose che, da una parte, contribuiscono a mantenere una società capitalistica, e dall’altra, risultano conformi al volere di Dio. Questa mentalità, fondata sull’etica del lavoro e sul senso di responsabilità individuale, ha finito per favorire la nascita e il consolidamento dello spirito capitalistico. In tal senso, Weber mette in luce l’autonomia della religione come forza capace di orientare i comportamenti sociali e di generare cambiamento.
Sulla stessa linea, il sociologo Peter Berger sottolinea come la religione contribuisca a spiegare la realtà, a dotarla di senso e a mantenere l’ordine sociale.
Con il tempo, tuttavia, la scienza e il progresso tecnologico hanno dato impulso a un profondo processo di secolarizzazione, inteso come passaggio di potere e competenze dalla sfera ecclesiastica a quella civile e, più in generale, come tendenza dell’uomo moderno a rendersi autonomo rispetto alla religione. Questo processo, tuttavia, non è stato lineare: ha spesso generato forti conflitti e tensioni tra fede, ragione e progresso.
Scienza e religione: il caso Galileo Galilei
Il contrasto, invece, tra scienza e religione era inerente a numerose questioni: la definizione della verità, la possibilità di conoscenza da parte dell’uomo, il monopolio del sapere, la libertà nei metodi e nell’indagine di ricerca, il contrasto e/o conflitto tra le scoperte ed i dogmi religiosi. Uno dei casi più celebri di questo scontro è quello che ebbe come protagonista Galileo Galilei (1564–1642), astronomo, fisico e matematico.
Galileo Galilei e il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”
Nella celebre opera, dal titolo: Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632), Galileo espone la teoria eliocentrica di Niccolò Copernico, secondo la quale la Terra ruota attorno al Sole, confutando così la visione geocentrica sostenuta dalla Chiesa del tempo.
Per queste sue posizioni, il Santo Uffizio lo accusò di eresia. Nel 1633, Galileo fu processato, condannato e inizialmente incarcerato. Lo scienziato, ormai anziano, decise di abiurare, ossia di rinnegare pubblicamente la teoria eliocentrica, ottenendo così la commutazione della pena in arresti domiciliari. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella sua abitazione di Arcetri, nei pressi di Firenze, sotto la stretta sorveglianza delle autorità ecclesiastiche, continuando tuttavia a studiare e a scrivere.
… to by continued
Salvatore Trovato