Nel giorno che rievoca la memoria della strage di Capaci, risuona ancora eco quel boato che intendeva far tacere l’acume e lo spirito di uomini invisi al potere malato della società. Per esattezza, il boato a cui si fa riferimento si avvertì roboante nella data del 23 maggio 1992 alle ore 17.56 e 48 secondi, a seguito dell’esplosione di 500 chilogrammi di tritolo, nitrato d’ammonio e T4 (ciclotrimetilentrinitroammina). Fu devastato un tratto autostradale dell’A29, all’altezza dello svincolo di Capaci. L’obiettivo da colpire era l’auto su cui viaggiava Giovanni Falcone. Ma in quel frangente, trovarono la morte anche la moglie di Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, nel percorso che, da Punta Raisi, conduce a Palermo.
L’evento di grande portata celebrativa – soprattutto per le istituzioni che custodiscono i prodromi e valori della giustizia – nel ricordo collettivo delle vittime di stragi e in particolare di questa strage, viene vivificato e consacrato al senso civico della società. Come dentro ad uno specchio articolato in molteplici sfaccettature, ogni faccia riflessa conduce ad un pensiero unico, quello di perorare la causa intrapresa da uomini inamovibili nella lotta al male, ma flessibili nel compiere il bene. “Modus agendi” che palesano gesti di civiltà, protesi a cagionar minor impatto mafioso sul territorio e sulla vita quotidiana di ciascuno, nella comprensione unanime che viver di mafia o con atteggiamenti mafiosi non è cosa buona.
Così, nell’idea forse utopica o distopica del rivisitato pensiero dominante si dovrebbe far “Cosa buona”, tralasciando l’asse malsano di “Cosa Nostra”. Si grida sempre con più frequenza e a più voci e con enfasi, sia nelle sedi istituzionali che nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, alla “Giustizia giusta” – quella scritta con la “G” maiuscola – oltreché antimafiosa.
Con detti preamboli su espressi, è d’uopo compiere delle azioni, mirate ad instillare sia nelle persone che nelle generazioni avvenire, l’immagine di una Società sana, protesa al bene comune e a tramandare al prossimo un luogo scevro del male targato “Mafia”. Necesse est agire con l’impegno solenne di tradurre il consolidato patrimonio di leggi in parole di giustezza e certezza.
È importante divulgare il verbo sulla Legalità, ma senza cadere nel vacuo esercizio della retorica, piuttosto con la piena consapevolezza di voler proclamare, nei toni solenni la proba liceità, divenendo cassa di risonanza di manifestazioni che si tramutano in azioni a favore della comunità dove, finalmente, può aleggiare una ventata nuova sulle coscienze, finalizzata ad ossequiare una reindirizzata e giusta forma di vita valevole erga omnes. “Buone Cose”!